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Campagna: i beni immobili lasciati alla malora sono uno spreco non più sostenibile

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imageCosì«Cittadinanzattiva»ha lanciato una iniziativa alla quale ha risposta molta gente comune, anche gli immigrati, con idee e progetti, ora favoriti da un articolo del decreto sblocca-Italia. Partecipazione: come recuperare gli edifici abbandonati. I cittadini si organizzano per il territorio.

Scarti. Frammenti. Pezzi di vita volati via. Sono le ghost town, le città fantasma abbandonate, pronte a rinascere grazie alle «bonifiche culturali 2.0» di cittadini ed associazioni che tornano a farle vivere nuovamente, grazie a voci, progetti, illusioni, sogni, speranze, destini. Un recupero intelligente e lungimirante reso possibile proprio grazie a loro. «Con un nostro emendamento convertito in legge, l’articolo 24 dello Sblocca Italia spiega Antonio Gaudioso, Segretario generale di Cittadinanzattiva i cittadini possono ora proporre ai Comuni progetti volti non solo alla realizzazione di attività quali pulizia, abbellimento e manutenzione di aree del territorio, ma anche e soprattutto al recupero e riuso di beni immobili e aree inutilizzate». Proprio per promuovere la riqualificazione del nostro patrimonio edilizio e contro lo spreco dei beni abbandonati, Cittadinanzattiva ha lanciato una campagna su www.disponibile.org a cui i cittadini hanno risposto con idee e progetti. Una lotta contro il degrado che parte dal basso, con l’intento di incoraggiare lo scambio di buone pratiche, spingendo le istituzioni a fare altrettanto, con spirito di collaborazione ed un occhio di riguardo alle generazioni future. Sono 2 milioni gli edifici abbandonati in Italia, 7 milioni le case vuote per vari motivi, 20 mila le fabbriche abbandonate, centomila i capannoni in vendita in Italia, oltre cinquemila solo a Milano. Si tratta di milioni di ettari di terreni, decine di milioni di metri cubi edificati, centinaia di migliaia di palazzi che come scheletri attendono un riuso, un recupero. Di tornare a nuova vita. Sono case cantoniere, stadi, casali, stalle, porti, dighe, planetari, pontili, centrali elettriche, campi da polo, torri dell’acqua, gasometri, parcheggi, cimiteri e caselli. Luoghi della memoria che lentamente appassiscono e sfioriscono tra le crepe del tempo, se non s’interviene in fretta. Per incentivare gli «usi temporanei», le città devono però diventare luoghi di sperimentazione e per questo servono le leggi. Alla Camera, i 5 Stelle hanno presentato un ddl sull’autorecupero di immobili abbandonati, al Senato Forza Italia si impegna a destinare le strutture dismesse a startup, mentre il Mibact con un decreto vuole trasformare le caserme in residenze per artisti a 150 euro al mese. «Chiederemo al governo l’istituzione di una Cabina di Regia presso la Presidenza del Consiglio che si occupi di mettere a sistema il bene pubblico, creando un circolo virtuoso, evitando sprechi» aggiunge Gaudioso. Le shrinking cities sono purtroppo figlie della bassa natalità, dell’immigrazione e dell’incapacità ad attrarre investimenti. Ma a voler far parlare queste pietre e veder rifiorire antiche bellezze naturali oggi sono in tanti. Temporiuso.net è un’associazione che promuove progetti di riuso temporaneo di spazi in abbandono. «Abbiamo recuperato siti minerari in Sardegna, nel Sulcis Iglesiente e Masua, che rivivranno sotto forma d’ iniziative di turismo sostenibile» racconta il direttore Isabella Inti, architetto e docente al Politecnico di Milano. «Grazie alla collaborazione di paesaggisti bonificheremo i siti minerari con nuove tecniche di fitodepurazione, utilizzando piante come Arundo donax e Miscanthus in grado di risucchiare dal terreno materiali metallici ed agenti inquinanti. L’obiettivo è valorizzare il network dei pozzi di estrazione e non far sparire questi luoghi dalla memoria collettiva». L’associazione opera anche in altre parti d’Italia, individuando e convertendo spazi abbandonati in coworking, fab lab, ciclo officine, laboratori per bambini, luoghi per attività di recupero per bimbi con sindrome di down. «Un appartamento confiscato alla mafia oggi ospita un emittente radio». Un altro patrimonio da tutelare e salvare dall’incuria e dalla negligenza sono le vecchie ferrovie. Sono 6 mila i km di tratte ferroviarie chiuse al traffico, 900 km i tratti abbandonati a seguito di varianti di tracciato e 600 km le linee incompiute. Solo in Sicilia ci sono mille km di tracciati dismessi. Un patrimonio che si snoda tra monti, valli, borghi, ponti, viadotti, gallerie e caselli abbandonati, in balia dei vandali o della natura che, come l’edera, pian piano si arrampica e se ne riappropria. Sedimi che Fs sta trasformando in piste ciclabili green, con i caselli che diventano punti di ristoro, musei, agriturismi per turisti a piedi, in bicicletta, a cavallo. Ci sono poi le Green Station. Fs ha concesso 480 stazioni ferroviarie ad associazioni, con contratti di comodato d’uso gratuito, per progetti di riqualificazione sociale che abbiano ricadute positive sul territorio. È solo l’inizio, visto che, in tutto, i caselli disabitati sono 1.700. Una delle ultime fermate sulla Salerno – Reggio Calabria è infine Rosarno. Qui, Angelo Carchidi, con la sua associazione A di città, punta sulla rigenerazione urbana. La città è infatti alla ricerca di una nuova identità e di forme di abitare collettivo, in grado di cancellare l’impronta multietnica impressa dall’ondata migratoria degli ultimi anni. «Con un centinaio di migranti, abbiamo creato una torre che eroga acqua, ripulito una discarica trasformandola in un giardino e parco giochi per bambini e riqualificato spazi abbandonati come le scalinate e i ruderi del centro storico, abitati oggi da africani. Al posto di una vecchia merceria di pizzi e merletti ci sarà il museo del territorio». L’associazione ha adottato il kiwi come simbolo di cambiamento, visto che in Calabria il frutto verde ha soppiantato la produzione di arance. Perché riannodare i fili del passato con le speranze del presente e le buone intenzioni per il futuro è possibile. Basta solo volerlo.