Decreto Legge sui Parchi: Riforma sbagliata? Parliamone… È proprio il caso

Decreto Legge sui Parchi: Riforma sbagliata? Parliamone… È proprio il caso

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parchi in sicilia

Il Senato approva il disegno di legge per ridefinire le aree protette e puntare alla valorizzazione del patrimonio naturale, ma le maggiori associazioni ambientaliste contestano parlando di una “riforma sbagliata”

Il 10 novembre, il Senato ha approvato il DDL 119 “Modifiche alla legge 6 dicembre 1991, n. 394, e ulteriori disposizioni in materia di aree protette”, un provvedimento che intende modificare la legge quadro che da venticinque anni regola le aree protette del paese. Il DDL è stato approvato con 154 voti favorevoli, provenienti dalle fila dei partiti di governo, e 47 contrari, in maggioranza del Movimento 5 Stelle, affiancato da “dissidenti” del PD e altri esponenti di maggioranza e opposizione, tra cui spiccano personalità politiche come la senatrice Cirinnà, l’ex ministro Giulio Tremonti e il giornalista Corradino Mineo.

Lo scopo dichiarato del legislatore è impostare una diversa gestione delle aree protette (parchi nazionali, regionali e riserve marine) che “tenga conto della naturale vocazione allo sviluppo”, comunque in “un quadro di compatibilità e adattamento alle esigenze di tutela ambientale”. In sostanza si afferma che il patrimonio naturale può essere una risorsa economica, e non solo ambientale, per i territori circostanti: “una imprescindibile opportunità di sviluppo sostenibile, date le potenzialità di ricettività turistica di cui dispongono”. Nella regolamentazione della tutela ambientale, il Senato vorrebbe dunque introdurre il concetto di “gestione integrata” puntando esplicitamente alla valorizzazione delle aree protette “all’insegna del principio di compatibilità tra ecosistemi naturali e attività antropiche, sociali ed economiche”.

Proprio questa promiscuità tra interessi economici ed esigenze di tutela ha causato la mobilitazione di tutte le maggiori associazioni ambientaliste del paese, che in blocco si oppongono al DDL per come è stato formulato. WWF, Legambiente, Greenpeace, Club Alpino Italiano, Lipu, Marevivo e numerose altre associazioni1Ambiente e Lavoro – AIIG – Associazione Insegnanti di Geografia – Club Alpino Italiano – Centro Turistico Studentesco – Ente Nazionale Protezione Animali – FAI Fondo Ambiente Italiano – Greenpeace Italia – Gruppo di Intervento Giuridico – Italia Nostra – LAV Lega Antivivisezione – Legambiente – Lipu – Marevivo – Mountain Wilderness – Pro Natura – SIGEA – WWF Italia hanno criticato con un’unica voce l’approvazione del provvedimento: “Una riforma sbagliata – si legge nel comunicato congiunto – incapace di dare soluzioni ai problemi delle Aree Protette, ma addirittura tale da avvicinare troppo sino a sovrapporre pericolosamente i portatori d’interesse con i soggetti preposti alla tutela.”

La riforma interviene su diversi articoli della legge quadro del 1991: dalla ridefinizione di alcune aree protette, soprattutto marine, con la costituzione di vere e proprie riserve, alla regolamentazione delle nomine dei vertici degli enti parco, che saranno espressione del Ministero dell’Ambiente e dei presidenti delle regioni interessate; dall’introduzione di un rapporto annuale del ministro al Parlamento in materia di gestione dei parchi, a nuovi strumenti e regole per la programmazione ed il controllo ambientale. Il disegno di legge inoltre istituisce due nuove parchi nazionali: quello del Matese in Molise e quello di Portofino sul litorale ligure, incaricando inoltre il Governo di istituirne un terzo sul Delta del Po entro sei mesi dall’approvazione definitiva della legge.

Pur riconoscendo alcune positività, come gli elementi di “pianificazione, di classificazione e gestione dei siti della rete Natura 2000”, il mondo dell’ambientalismo italiano boccia senza appelli la proposta: “A venticinque anni dalla sua approvazione, il Senato, snaturandone i presupposti, approva modifiche inadeguate alla legge sulle aree protette che ha garantito la conservazione della natura e la salvezza di una parte cospicua del territorio italiano”. In generale viene contestato l’aver ignorato tutti i suggerimenti e le proposte provenienti dalle diciassette associazioni firmatarie del comunicato e da altre personalità scientifiche che hanno osteggiato il disegno di legge già prima dell’approvazione. Inoltre si afferma che la riforma “non valorizza il ruolo delle aree protette come strumento efficace per la difesa della biodiversità” e “non individua una prospettiva moderna per la conservazione della natura nel nostro Paese”. Altri punti contestati sono la mancata definizione di risorse economiche per l’attuazione della riforma e la valutazione che, sebbene il DDL dedichi diversi articoli al tema del patrimonio marino, “in realtà continua a lasciare questo settore nell’incertezza”. Tra le critiche più circostanziate ci sono: il sistema di nomine dei consigli direttivi delle aree protette; l’assenza di strumenti partecipativi aperti ai comitati scientifici e ai cittadini; il mancato inserimento di competenze in tema di conservazione, tra i parametri richiesti ai candidati alle cariche di presidente e direttore degli enti parco; il mancato divieto a svolgere esercitazioni militari nei parchi; la nuova regolamentazione per la gestione della fauna selvatica, ovvero la possibilità di abbattere o intrappolare animali di specie che possono “determinare un impatto negativo sulla conservazione di specie ed habitat” locali, che, facendo esplicito riferimento a “soggetti privati coinvolti negli interventi di gestione” secondo gli ambientalisti “acuirà le pressioni del mondo venatorio”. Si annunciano dunque contestazioni e proposte di modifiche al momento in cui la discussione di questo DDL approderà a Montecitorio, tappa obbligata prima della definitiva entrata in vigore, a meno di variazioni che ovviamente rimanderebbero il testo a un riesame del Senato.

Credo ci siano tutte le condizioni per un serio approfondimento tra coloro che, in maniera ovviamente aperta e in chiara disposizione di ascolto, vogliono confrontarsi con i cittadini e i loro organismi rappresentativi che ormai pressano per “contribuire positivamente” alle tematiche che le Aree protette, i Parchi e le Riserve possano essere esempi vivi di un equilibrio tra salvaguardia delle risorse e implementazione delle attività e delle azioni mirate alla valorizzazione dei territori, della vita che si coglie nell’ambiente protetto e soprattutto nella trasparente condizione di un felice e ormai maturo confronto con una serie di realtà che troppo spesso rimangono, incredibilmente, ai margini di una rappresentazione che invece deve essere attenta alla reale e piena inclusione sociale, scientifica, istituzionale, culturale, economica e occupazionale. Non avrebbero motivo di esistere, altrimenti, soltanto gli apparati associativi fino ad oggi presenti. Una presenza, tuttavia, rilevata in maniera ristretta e solo dai soggetti che hanno un interesse per l’ambiente.
Giuseppe Greco, Segretario Regionale di Cittadinanzattiva Sicilia

Note   [ + ]

1.Ambiente e Lavoro – AIIG – Associazione Insegnanti di Geografia – Club Alpino Italiano – Centro Turistico Studentesco – Ente Nazionale Protezione Animali – FAI Fondo Ambiente Italiano – Greenpeace Italia – Gruppo di Intervento Giuridico – Italia Nostra – LAV Lega Antivivisezione – Legambiente – Lipu – Marevivo – Mountain Wilderness – Pro Natura – SIGEA – WWF Italia