Il Nuovo e le Vecchie Logiche

Il Nuovo e le Vecchie Logiche

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CITTADINANZATTIVA – Coord. Prov.le dei Procuratori dei Cittadini, in merito alla campagna di ringiovanimento dei Partiti, si sente di rilevare che “Solo un giusto equilibrio tra nuovo e vecchio, tra esperienza politica ed idee nuove e nuovi obiettivi” è vincente in Politica. Ma “nuovo” non significa, necessariamente, “migliore”, specie quando ci si adagia sul modus agendi delle “vecchie logiche”.

Nel Consiglio Comunale di Messina ci sono tanti giovani, che avrebbero potuto e dovuto portare una ventata di novità, di cambiamento, invece, purtroppo, hanno seguito e seguono, pedissequamente, quello che dicono e decidono i politici “anziani”, perché li ritengono depositari della giusta condotta, della prassi, della “scienza amministrativa”. Non è così, non dovrebbe essere così. Si dice che il Sindaco Renato Accorinti conti, in Consiglio Comunale, solo due Consiglieri e che tutti gli altri Consiglieri Comunali, di Partiti diversi, lo appoggiano e votano determinati provvedimenti, per il BENE esclusivo della Città, per evitare il DEFAULT finanziario, definito una “catastrofe” per la 13° Città Italiana.

Se tale vox populi risponde al vero, c’è ben poco da stare tranquilli. Viene proprio da affermare che, rebus sic stantibus, la colpa del degrado in cui è precipitata Messina non si può attribuire solo a Renato Accorinti ed alla sua compagine, ma anche e soprattutto, purtroppo, al Consiglio Comunale, perché non ha saputo e non sa svolgere, a dovere, le funzioni di Organo di indirizzo e di CONTROLLO. A questi Consiglieri vorrei rammentare quanto dichiarato dalla Corte dei Conti: “Come la Sezione ha già avuto modo di evidenziare, a prescindere dalla natura di atto vincolato della dichiarazione di dissesto al ricorrere dei relativi presupposti, l’omissione ovvero la tardiva dichiarazione di uno stato di dissesto, ormai da tempo fattualmente concretizzatosi, lungi dal costituire una condotta improntata alla tutela delle condizioni finanziarie dell’ente, appare suscettibile di arrecare ulteriore detrimento alla già compromessa situazione dell’ente, sia in ragione degli strutturali rischi di involuzione finanziaria esistenti, sia avuto riguardo alla impossibilità di usufruire degli effetti giuridici agevolativi tipici della disciplina del dissesto finanziario, con la creazione dei presupposti per l’instaurarsi del danno erariale.

Vi sono state delibere importanti che richiedevano attenzione ed approfondimenti, in sede di approvazione consiliare: 1) Il piano di riequilibrio. Se il Piano di riequilibrio è stato adottato ed approvato, quale escamotage per evitare il trascinamento verso una situazione di dissesto, la Corte dei Conti potrebbe perseguire, per danno erariale, coloro che hanno votato favorevolmente, in quanto la sua approvazione ha costituito, indirettamente, il riconoscimento della legittimità dei debiti rilevati. 2) Il conto consuntivo 2013, dopo un’altalenante parere del Collegio dei Revisori dei Conti, perché mancante del conto del patrimonio; vuol dire che è stato lo stesso Consiglio ad assumersi tutta la responsabilità di verifica e di accertamento della veridicità e consistenza patrimoniale del Comune. 3) Il bilancio di previsione 2014 (30 dicembre 2014 sic!), il Consiglio si renderà responsabile della destinazione delle ENTRATE per determinati capitoli di spesa, che, necessariamente, dovranno riportare la dizione “importi vincolati alla risorsa…(TASI)…alla risorsa (TARI)…alla risorsa (ECOPASS)… alla risorsa (PROVENTI CONTRAVVENZIONALI), ecc…ecc….- Inoltre, poiché al bilancio dovrà essere, necessariamente, allegata la tabella delle retribuzioni del personale, con l’indennità di posizione e di risultato dei dirigenti, se questa indennità è, quasi per tutti, al massimo, vuol dire che il Consiglio Comunale è consapevole che la produttività ed i risultati raggiunti al Comune di Messina sono stati eccellenti. Per CITTADINANZATTIVA il Comune di Messina si potrà risollevare o cambiando radicalmente la Politica ed il modo di gestire della COSA pubblica, o dichiarando, con immediatezza, se esistono i presupposti di legge, il dissesto finanziario. La dichiarazione di dissesto di un Ente non è un provvedimento discrezionale, che si può scegliere a piacimento.

La dichiarazione di dissesto finanziario è atto dovuto per l’Amministrazione comunale, da adottare e dichiarare, sulla base di un mero accertamento dei fatti, cioè quando l’Ente si trova: a) nell’impossibilità di garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili; b) esistono nei suoi confronti crediti liquidi ed esigibili di terzi, cui non si possa fare validamente fronte secondo legge. “Una volta sussistente uno dei presupposti, il Comune non ha facoltà di scelta né sull’an, né sul quando, né sul quomodo circa il dissesto, che si appalesa dunque atto doveroso e non connotato da alcuna discrezionalità, sicché non abbisogna d’altra puntuale motivazione che l’esatta evidenziazione dei presupposti medesimi.”(TAR Lazio n. 32825 del 14.10.2010).

Se esistono i superiori presupposti, deve essere dichiarato il DISSESTO. Una grave responsabilità l’ha sia l’Amministrazione attiva che il Collegio dei Revisori dei Conti. La eventuale dichiarazione del dissesto finanziario non avrebbe comportato nessun impatto nei riguardi dei Cittadini, che già pagano i tributi con aliquote al massimo, già pagano la refezione scolastica, gli asili, i servizi a AA domanda individuale, tra il 36 % ed il 50%. Non avrebbe comportato nessun problema per i Dipendenti Comunali, perché il Comune di Messina, avente n. 242.267 abitanti e dovendo avere, per legge (D.M. 24.07.2014), il rapporto di 1 dipendente per ogni 107 abitanti, può avere, in pianta organica, n. 2264 dipendenti.; in atto ne ha 1578 dipendenti di ruolo e n. 302 dipendenti fuori ruolo. La dichiarazione di dissesto avrebbe prodotto, invece, tre ordini di effetti che riguardano: i creditori, gli Amministratori comunali e la gestione ordinaria del Comune. Le conseguenze sui CREDITORI sarebbero state immediatamente operative, infatti si bloccano tutte le procedure esecutive in corso, né si possono intraprendere o proseguire altre procedure contro il Comune; eventuali pignoramenti eseguiti sono inefficaci, i debiti non producono più interessi, né sono soggetti a rivalutazione monetaria, lo stesso dicasi per le anticipazioni di cassa, dove il Comune è pesantemente esposto. Tutta la massa debitoria viene ridotta tra il 40 ed il 60% del debito. Le conseguenze sugli AMMINISTRATORI sarebbero state soltanto eventuali ed avrebbero riguardato quelli che la Corte dei conti avesse riconosciuto responsabili, anche in primo grado, di danni da loro prodotti, con dolo o colpa grave, nei cinque anni precedenti il verificarsi del dissesto finanziario. L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE (Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale), in atto in carica, continua ad amministrare e gestire, in ordinaria amministrazione il periodo successivo alla dichiarazione di dissesto e deve provvedere al ripiano dell’indebitamento pregresso con i mezzi consentiti dalla legge. L’Organo Straordinario di liquidazione gestirà tutto il pregresso.