Liste d’attesa troppo lunghe? Ok al rimborso per i pazienti “costretti” a...

Liste d’attesa troppo lunghe? Ok al rimborso per i pazienti “costretti” a rivolgersi al privato / Intervista a Giuseppe Greco

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imagewww.insanitas.it – Una sentenza storica e che farà giurisprudenza. Arriva dal Tribunale di Lecce che si è espresso in maniera positiva nei confronti di un paziente costretto a ricorrere alle strutture private per degli esami, chiedendo a posteriori il rimborso per le spese mediche sostenute. La sentenza (la numero 5448 del Tribunale di Lecce del 12 gennaio) riconosce il diritto alla salute sotto un nuovo e specifico punto di vista: il diritto, in caso di emergenza, al rimborso per prestazioni sanitarie effettuate presso privati e non preventivamente autorizzate, laddove si riscontri l’impossibilità di ricorrere a strutture pubbliche.

«È una sentenza ineccepibile e che farà scuola- sottolinea Pippo Greco, segretario regionale del Tribunale dei diritti del malato- Vista la situazione in cui si trova il nostro servizio sanitario, soprattutto al Sud e in Sicilia, dove per una Tac bisogna spettare talvolta anche 1 anno. Ma da qualche tempo il problema si riscontra anche in tutto il resto d’Italia».

La storia è questa: alcuni pazienti devono effettuare una Pet Tac, ma nelle strutture pubbliche a cui si rivolgono i tempi di attesa, dove il macchinario esiste, sono lunghissimi. Per questo sono costretti a rivolgersi ad uno studio privato, chiedendo successivamente al sistema sanitario il rimborso delle spese.

Semplice la linea difensiva: tali spese non sono state autorizzate, che quindi non vanno rimborsate.

Ma il Tribunale di Lecce è inflessibile: l’esame è stato effettuato con urgenza e necessità nella struttura privata al fine di evitare pericoli di vita o di aggravamento della malattia o di non adeguata guarigione, quindi la richiesta dei ricorrenti viene accolta. «Sempre più spesso le strutture pubbliche non sono in grado di garantire i normali accessi agli esami e sono tantissimi coloro che si rivolgono alle strutture private- dice Greco- La sentenza non avvalora che un concetto facile: il diritto di tutti alle cure mediche. Più che contestare questa sentenza, la struttura pubblica dovrebbe interrogarsi sul proprio modello organizzativo e quindi cercare un modo per essere più efficiente e capace di rispondere in tempi celeri alle domande degli esami».

Nella sentenza il giudice ha accertato che nel periodo in cui vennero effettuate le spese di cui si è chiesto il rimborso nel territorio di competenza della Asl non vi erano strutture pubbliche dotate di macchine Pet Tac. Mentre invece, in quelle vicine, quegli esami potevano essere eseguiti con dei tempi di attesa di svariati mesi, incompatibili con l’urgenza richiesta dal caso, considerato che i ricorrenti necessitavano di quella prestazione a causa di patologie già diagnosticate.

In simili casi, sottolinea il tribunale viene meno il potere autorizzatorio e discrezionale della pubblica amministrazione non potendo questo essere considerato di maggiore rilevanza rispetto al diritto primario e fondamentale alla salute. «Non bisogna più parlare di medicina lunga, di pachidermiche strutture che danno risposte ai pazienti in mesi e mesi – dice Greco – ma serve una medicina ben organizzata. Una condizione quotidiana e direi fondamentale».

Per Greco, insomma, sanità pubblica e privata devono e possono collaborare: «La sanità pubblica non è un pozzo senza fondo e tutti siamo a conoscenza degli sprechi che sono stati fatti in questi anni, mentre nella sanità privata c’è un po’ più di oculatezza- spiega Greco- Di fronte alla necessità di esaudire le risposte di esami e degli accertamenti dei pazienti, pubblico e privato potrebbero collaborare in maniera sinergica».

«I tempi di attesa per determinati esami, rimangono abissali. La cronaca più recente parla di attese di quasi un anno per una Tac, per esempio: è chiaro che questi tempi così lunghi sono figli di una struttura pubblica sempre peggio organizzata, con poco personale, sia per seguire la trafila degli appuntamenti, sia proprio nei laboratori o per eseguire gli esami e di queste mancanze ne fanno le spese gli ignari cittadini, costretti a rivolgersi alle strutture private. E dunque, ben venga una sentenza simile”. Proprio sull’organizzazione degli esami, Greco ha chiesto maggiori controlli: «Oggi disponiamo di una tecnologia in grado di farci sapere subito chi e quando verrà con certezza a quell’esame specifico – dice Greco – Invece, in media, il 50 per cento di chi ha prenotato non si presenta all’esame. Dove questi controlli sono cominciati, per esempio a Siracusa, le liste di attesa si sono accorciate notevolmente ed i tempi di attesa sono molto più brevi».