Nuove forme della democrazia tra istanze di partecipazione e cittadinanza attiva

Nuove forme della democrazia tra istanze di partecipazione e cittadinanza attiva

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Palermo, Sicilia – di Giuseppe Greco (Segretario Regionale di Cittadinanzattiva) – Non c’è sosta lungo il cammino di avvicinamento dei cittadini per l’affermazione di una piena democrazia. L’adattamento  normativo (e forse è meglio ancora dire la progressiva stagione delle riforme per la partecipazione civica avviata oltre venti anni addietro nel nostro Paese) mostra i segni dell’affievolimento di fronte ad una crisi socio-economica che tende a scaricare tutto il peso delle sue contraddizioni su progetti, programmi, realizzazioni di questo tratto di storia civile e di impegno “diffuso” nell’ambito dell’ammodernamento delle leggi dello Stato e della stessa Carta Costituzionale (Modif. Art. 5°) in ordine al riferimento “ai cittadini” di importanti gangli del funzionamento dell’apparato, dei servizi di pubblica utilità, di istituti importanti in campo sociale, culturale, ambientale, economico, delle Regioni, degli Enti Locali …

Frutto della intuizione di cittadini, degli studiosi delle leggi e del loro uso per il funzionamento dell’impianto civico e delle istituzioni che hanno creduto di “poter compiere l’impresa”, sorretti da un impianto normativo basato sulla Costituzione “innovata”, anche attraverso la sussidiarietà (Costituzione, Art. 118 u.c., che così recita: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”). Sussidiarietà che viene coniugata con solidarietà, interessi comuni, beni comuni, istanze e diritti, parola, trasparenza, controllo democratico, forme di partecipazione diretta. Un percorso complesso, che ha preso un avvio positivo con le riforme di Bassanini, ma anche con gli studi e gli approfondimenti di Rodotà, Zagrebelski e altri “uomini e donne del diritto”.

Una realtà associativa, in particolare, si è spesa in questi anni per rendere visibile la mappa di tutto il percorso di crescita, ma soprattutto per rendere attuabili tutti quei contenuti che idealmente riunivano la gran parte del popolo italiano. Un gruppo di “pensatori”, di “professori del diritto (Giovanni Moro, Giuseppe Cotturri, Gregorio Arena, altri di minore fama ma di sicura capacità di impegno e di studio), il gruppo dirigente intero di un Movimento civico di promozione sociale, Cittadinanzattiva (per tutti Teresa Petrangolini, Antonio Gaudioso, Marco Frey),  che ha dato un contributo unico su tutto il territorio italiano, ma anche in Europa. Proprio per la forza di condivisione che lo caratterizza, nella sua azione allargata nel creare oltreché opinione anche azioni civiche esemplari e capacità di penetrazione sul piano della pubblica opinione per una evidente condizione di riferimento nella rappresentanza che, una volta acquisita sul campo, è diventata anche  “rilevante” e “competente”. In molti campi tale processo è condiviso sul piano istituzionale, ma ancor più tra le realtà associative che a Cittadinanzattiva fanno riferimento per le loro attività e le azioni civiche condivise. Nelle Regioni italiane, in quelle Meridionali in particolare, la partecipazione civica attraverso i nuovi istituti di partecipazione ha sviluppato una azione molto significativa per l’affermazione reale e la dimensione operativa dei principi nuovi sanciti e normati dalle leggi dello Stati e rinforzati da alcune realtà regionali che ne hanno voluto potenziare l’azione. Spesso, tuttavia, tra il proclamare affermando un principio che ha un indubbio valore anche per il solo pronunciare la parola, e la concreta realizzazione di un nuovo “funzionamento” di una istituzione si evidenziano discrasie, orpelli, freni, contrappesi, cavillosità e altro ancora che rendono “ardua l’impresa”. Come dire che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Ci sono anche, probabilmente, anche dei “peccati di crescita” che potremmo indicare con  uno storico limite rappresentato dalla tendenza a “normare” anche il respiro, appesantendo la normale espressione di un principio (la partecipazione), che richiede cose semplici (meglio dire semplificate), niente burocrazie, clima civile, capacità di confronto, coscienza piena di un cammino in progressione che parte dal “poco” (non dico dal “nulla” in maniera convinta).

 La Sicilia, tra le Regioni meridionali, ha usufruito notevolmente di tali “politiche di riferimento civico”, in diversi ambiti (Sanità, Servizi socioassistenziali, Territorio, Formazione, Lavoro, Ambiente, Cultura …) e ha dato vita, sul piano dell’ammodernamento dell’Amministrazione, a modi inediti di partecipazione. Per la sanità, ad esempio, ha dato vita ad organismi di partecipazione civica sia a livello delle singole Aziende Sanitarie Comitati Consultivi) che nello stesso apparato centrale del Governo della Sanità (Consulta della Sanità). Diverse riforme istituzionali hanno avuto tra i cardini del cambiamento proprio le forme della partecipazione civica, con attenzione particolare per la vita dell’associazionismo e del no-profit, utilizzando risorse e knowhow espresso dalle molteplici esperienze realizzate nelle realtà più avanzate dell’impegno civico. Alcuni esempi: imprenditoria a partire dai beni sottratti alla mafia (Libera), gestione partecipata del territorio e dei beni ambientali (Lega Ambiente, WWF, FAI, Italia Nostra, Sicilia Antica etc.), valorizzazione dei beni culturali, movimenti di impegno civico per la cura dei Beni Comuni (Associazioni di promozione sociale, Cittadinanzattiva), il mondo del Volontariato organizzato e i suoi Centri di Servizio, Fondazioni, Imprese partecipate (soprattutto dal mondo della cooperazione e dell’imprenditoria giovanile). Un movimento che è stato per vario tempo in crescita, spesso motu proprio, anche perché motivato dalla condizione particolare dovuta al fatto di nascere nello stesso alveo sociale del bisogno e della cura.  Questo mondo trova una sua precisa espressione nell’ambito sociale, che investe le realtà tipiche della solidarietà umana, per la singola persona, la famiglia, la categoria sociale, il contesto emergente per sofferenza e bisogno di aiuto.

In Sicilia questo ambito presenta caratteristiche particolari che è necessario conoscere, per implementare (empowerment) l’avanzamento della democrazia in senso partecipativo. I “decisori”, i legislatori, il governo dell’Isola devono riconoscere e sostenere, facilitare, potenziare e portare ad esempio questo processo democratico con le sue forme esemplari di partecipazione. Penso agli ambiti dell’associazionismo diffuso a fianco e sostegno della “fragilità”. Un associazionismo che è cresciuto in maniera visibile e ricco di iniziative serie, messe in campo attraverso un affinamento del processo formativo e per la stessa capacità di fare impresa sociale. Un ambito che ha interessato la cooperazione, con il settore specifico sociale. Molti giovani che quotidianamente assolvono a compiti una volta di tipo assistenziale statalistico, hanno creato cellule e tessuti di solidarietà che hanno a cura piani di piena integrazione e inclusione sociale, che effettuano studi sul territorio e nel vivo del suo impianto economico e produttivo per raccogliere spunti e idee utili per ciascuna persona coinvolta in un “progetto di vita, formativo e occupazionale”, ma anche di arricchimento complessivo della stessa società che riconosce in questo intervento l’essenza prima della propria necessità di darsi istituzioni, governi, modelli. In Sicilia, questo modello è stato riferimento riconosciuto per molte” leggi quadro nazionali”, dalla disabilità ai servizi sociali, dalla riabilitazione ai profili di inclusione scolastica e lavorativa. Forse possono rappresentare, proprio per quel che rappresentano, una valida risposta (a tutto campo, non solo per l’ambito economico) alla crisi …

Adesso questo “mondo eterogeneo”, che mostra le sue “punte” di eccellenza, ancora (l’accoglienza dei migranti, i Laboratori di Cittadinanzattiva per il buon funzionamento degli organismi di base e per la gestione e l’organizzazione di ambiti specifici: acqua, energie, rifiuti, tempi, sistemi di comunicazione …) vuole essere ascoltato, vuole interloquire con le istituzioni, vuole anche partecipare alla vita politica attraverso gli strumenti della cittadinanza attiva.  Vuole realizzare tutto quel che ha già in Cantiere.

 

Giuseppe Greco

Segretario regionale Cittadinanzattiva Sicilia

g.greco@cittadinanzattiva.it

http://www.cittadinanzattivasicilia.com