Scuola di Cittadinanza Attiva

Scuola di Cittadinanza Attiva

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Traccia per la discussione congressuale, 29 marzo 2012

1 ANALISI DEL CONTESTO
I pesanti tagli all’istruzione. Nel triennio 2009-2011 sono state (eliminati) 81.120 cattedre e 44.500 posti per personale non docente. Un prezzo altissimo, di cui paghiamo ancora gli effetti, avviato con la legge 133 del luglio 2008 (Gelmini – Tremonti), applicando una logica meramente geometrica, dominata dal solo criterio della minore spesa. La scuola rappresenta e forma (o dovrebbe formare) il capitale umano di un paese: decidere di tagliare e non investire su di essa, significa disinteressarsi delle sorti dei giovani e di quelle del futuro dell’intero Paese.
Gli scarsi investimenti su istruzione e formazione. Il nostro Paese riserva alla scuola il 4,8% del Pil, valore inferiore alla media dei paesi Ocse (6%). La spesa per studente passa dagli 8.200 dollari della scuola dell’infanzia ai 9.600 dell’Università. La media Ocse oscilla dai 6.200 dollari dell’infanzia ai 13.700 dell’università. Numeri che mostrano un gap più ampio tra l’Italia e gli altri Paesi per quanto riguarda gli investimenti sugli studi accademici. Gli stipendi dei docenti sono tra i più bassi d’Europa: circa il 40% in meno rispetto a colleghi di pari grado.
I costi del servizio scolastico per le famiglie. Si registrano aumenti costanti di tutto ciò che afferisce al servizio scolastico, soprattutto delle fasce dell’obbligo: contributi scolastici volontari, mensa, trasporto scolastico, servizi integrativi (pre/post/dopo scuola), corsi ed attività extracurriculari, visite d’istruzione, ecc. A questo vanno aggiunti i costi in “natura” come i materiali didattici, di cancelleria, di igiene, ecc., difficili da quantificare ma con una loro incidenza nei bilanci familiari.
Discorso a sé meritano gli asili nido, sia per l’insufficienza cronica dei posti disponibili a fronte di una domanda crescente e di obiettivi europei ancora molto lontani dall’essere raggiunti, sia per il notevole aumento di costi e riduzione di orari per l’utenza.
I giovani “dispersi” o “invisibili”. Dati molto preoccupanti rimangono quelli della dispersione scolastica: il 18,8% degli alunni (18-24 anni) ha abbandonato gli studi senza conseguire il diploma superiore (media UE 14,1%); il 22,1%, cioè 2 milioni, sono i ragazzi tra i 15 ed i 29 anni che nel 2010 non risultavano inseriti né in un percorso scolastico né in quello lavorativo (i cosiddetti ‘Neet’).
L’edilizia scolastica tra assenza di dati, sprechi, interventi urgenti. L’assenza dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica, la scarsità dei fondi pubblici centrali e locali, i limiti imposti dal Patto di stabilità, (e chi ha i fondi non sempre è in condizioni di spenderli!), l’enorme patrimonio (circa 42.000 edifici); l’arretratezza delle norme tecniche di edilizia scolastica (si costruiscono scuole secondo logiche e modelli superati); le scuole in locali in affitto (quasi 1.000), lo spreco energetico, l’ inadeguata bonifica delle scuole con amianto (2.400), i mancati interventi sulle oltre 3.000 scuole in zona ad elevata sismicità; le decine di episodi di cedimenti strutturali e non, registrati ogni anno; l’elevato numero (2.200) di classi con più di 30 alunni; l’assenza di ambienti adeguati e di strutture sportive (1 su 3 scuole) ecc., testimoniano come le strutture scolastiche, nonostante alcuni interventi migliorativi degli ultimi anni, a cui abbiamo dato il nostro contributo, siano “fuori controllo” per insicurezza, precarietà, invivibilità.
Il lento avvio della valutazione di strutture e personale della scuola: quasi pari a zero per il lavoro dei dirigenti scolastici e degli insegnanti. Secondo il rapporto Ocse 2008 il 55% degli insegnanti italiani non riceve alcun tipo di riscontro, positivo o negativo, in riferimento al lavoro svolto, il 20% non riceve giudizi neanche all’interno dell’istituto per cui lavora.
Il permanere di una scarsa trasparenza sui dati della scuola (es. sovraffollamento, certificazioni edifici, ecc) e sulla loro accessibilità anche per chi in essa lavora e studia.

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